Per oltre due millenni, dal diritto romano sino alla fine del XX secolo, il diritto penale italiano si è retto sul principio "societas delinquere non potest": la persona giuridica non poteva essere chiamata a rispondere penalmente, in quanto priva — nella concezione tradizionale — di "capacità di intendere e di volere". Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, attuativo della delega contenuta nella Legge 29 settembre 2000 n. 300 (a sua volta in adempimento di obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione OCSE 1997 sulla corruzione nelle transazioni internazionali e dalla Convenzione UE 1995 sulla tutela degli interessi finanziari), ha superato questo principio introducendo una forma autonoma di responsabilità degli enti. Pur formalmente qualificata come "amministrativa", essa presenta evidenti caratteri penalistici: accertamento davanti al giudice penale, garanzie processuali analoghe a quelle dell'imputato, rilevanza del principio di legalità. La Cassazione (Sez. Un. e Sez. IV, ad es. sent. n. 38343/2014 caso ThyssenKrupp) l'ha qualificata come "tertium genus".

Il quadro normativo

La natura della responsabilità (tertium genus)

Sul piano teorico, la natura giuridica della responsabilità del D.Lgs. 231/2001 è stata oggetto di intenso dibattito dottrinale e giurisprudenziale. I caratteri prevalenti:

I soggetti destinatari (art. 1 D.Lgs. 231/2001)

L'art. 1 individua i soggetti destinatari della disciplina:

Soggetti che rispondono Soggetti che non rispondono (esclusi)
Enti forniti di personalità giuridica Stato
Società e associazioni anche prive di personalità giuridica Enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni)
Enti pubblici economici Enti pubblici non economici
Consorzi, Gruppi europei di interesse economico Enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale

La Cassazione (sent. 15657/2011) aveva esteso l'applicabilità anche all'impresa individuale; orientamenti successivi hanno mitigato questa estensione, limitandola ai casi in cui l'impresa individuale sia "organizzata in forma associativa". Per le società partecipate, la giurisprudenza (Cass. n. 234/2011) ha precisato che il regime 231 si applica quando l'attività ha contenuto effettivamente economico.

I presupposti oggettivi (art. 5 D.Lgs. 231/2001)

L'art. 5 D.Lgs. 231/2001 individua i tre presupposti per la responsabilità dell'ente:

  1. La commissione di un reato presupposto (tra quelli tassativamente elencati negli artt. 24-25-vicies-quater);
  2. Il reato deve essere commesso "nell'interesse o a vantaggio dell'ente" (art. 5 c. 1);
  3. Il reato deve essere commesso da:
    • Soggetti apicali — persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia (art. 5 c. 1 lett. a); o
    • Soggetti sottoposti all'altrui direzione (lett. b).

L'art. 5 c. 2 prevede una esclusione: l'ente non risponde se i soggetti hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi. Si tratta del cd. "interesse esorbitante", che spezza il nesso di imputazione all'ente.

L'esimente per i reati di apicali (art. 6 D.Lgs. 231/2001)

Per i reati commessi da soggetti apicali, l'ente è esonerato dalla responsabilità se prova quattro condizioni cumulative (art. 6 c. 1):

  1. L'adozione ed efficace attuazione, prima della commissione del fatto, di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  2. L'affidamento del compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza del Modello a un Organismo di Vigilanza dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (OdV);
  3. La condotta elusiva fraudolenta del Modello da parte dell'autore del reato;
  4. L'assenza di omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'OdV.

L'onere della prova grava sull'ente: configurazione "presuntiva" della responsabilità che richiede una difesa attiva da parte della persona giuridica.

I requisiti del Modello Organizzativo (art. 6 c. 2)

Il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG o "Modello 231") deve soddisfare i requisiti dell'art. 6 c. 2 D.Lgs. 231/2001:

  1. Individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati (mappatura dei rischi);
  2. Prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
  3. Individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati;
  4. Prevedere obblighi informativi verso l'OdV;
  5. Introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate dal Modello.

Lo schema-tipo del Modello include: Parte Generale (storia ente, principi, governance, OdV, sistema disciplinare, formazione); Parte Speciale (analisi dei rischi specifici per ogni famiglia di reati presupposto, con protocolli operativi); Codice Etico; Procedure operative; Sistema disciplinare.

L'Organismo di Vigilanza (OdV)

L'Organismo di Vigilanza è la figura chiave del sistema 231. L'art. 6 c. 1 lett. b) prescrive che sia dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Le sue funzioni principali:

Requisiti dell'OdV richiesti dalla giurisprudenza e dalle Linee Guida di Confindustria:

Composizione: monocratica (una sola persona) o collegiale (più persone, di norma 3); membri interni e/o esterni. L'art. 6 c. 4 D.Lgs. 231/2001 ammette che, negli enti di piccole dimensioni, le funzioni di OdV possano essere svolte dall'organo dirigente.

La responsabilità per reati di sottoposti (art. 7)

Per i reati commessi da soggetti sottoposti all'altrui direzione, l'art. 7 D.Lgs. 231/2001 prevede una disciplina parzialmente diversa:

Il regime per i sottoposti è quindi più favorevole all'ente: l'onere probatorio è invertito rispetto a quanto previsto per gli apicali.

La "colpa di organizzazione"

Il concetto-chiave del sistema 231 è la "colpa di organizzazione" (Organisationsverschulden, dalla dottrina tedesca). Si tratta di una colpa "strutturale" propria dell'ente, che si manifesta nella mancanza o nell'inadeguatezza di:

La responsabilità ex 231 nasce non dalla mera commissione del reato della persona fisica, ma dal deficit organizzativo che ne ha consentito la realizzazione. La Cassazione (sez. VI sent. n. 36083/2009 e successive) ha consolidato questa lettura.

Le sanzioni (art. 9 D.Lgs. 231/2001)

L'art. 9 elenca quattro tipologie di sanzioni amministrative applicabili all'ente:

Sanzione Caratteristiche
Sanzione pecuniaria Sempre applicabile in caso di responsabilità; calcolata "per quote" (art. 10)
Sanzioni interdittive Applicabili nei casi di "particolare gravità"; durata 3 mesi-2 anni (art. 13)
Confisca Sempre disposta in caso di condanna (art. 19): del prezzo o del profitto del reato
Pubblicazione della sentenza Misura accessoria, applicabile in caso di sanzione interdittiva (art. 18)

La sanzione pecuniaria per quote (artt. 10-12)

L'art. 10 introduce un meccanismo di sanzione "per quote" che consente di parametrare la pena alle condizioni economiche dell'ente:

I criteri di commisurazione (art. 11):

  1. La gravità del fatto;
  2. Il grado di responsabilità dell'ente;
  3. L'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze;
  4. L'attività svolta per prevenire la commissione di ulteriori illeciti;
  5. Le condizioni economiche e patrimoniali dell'ente.

L'art. 12 prevede riduzioni della sanzione pecuniaria in caso di:

Le sanzioni interdittive (artt. 9 c. 2 e 13)

Le sanzioni interdittive (art. 9 c. 2) sono le più afflittive del sistema:

  1. Interdizione dall'esercizio dell'attività;
  2. Sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito;
  3. Divieto di contrattare con la pubblica amministrazione (salvo per ottenere prestazioni di servizio pubblico);
  4. Esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi;
  5. Divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Presupposti per l'applicabilità (art. 13):

Durata: da 3 mesi a 2 anni (art. 13 c. 2). In casi eccezionali (art. 16) è prevista l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività (ente strumentalizzato per attività illecita).

La "riparazione" (art. 17 D.Lgs. 231/2001)

L'art. 17 D.Lgs. 231/2001 prevede una clausola premiale: le sanzioni interdittive non si applicano se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono tre condizioni:

  1. L'ente ha risarcito integralmente il danno ed eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato (o si è efficacemente adoperato in tal senso);
  2. L'ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato, mediante l'adozione e l'attuazione di un Modello idoneo;
  3. L'ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.

La clausola incentiva la "compliance ex post": l'ente può ridurre l'impatto sanzionatorio adottando, anche dopo la commissione del reato, gli strumenti organizzativi mancanti.

I reati presupposto

L'elenco dei reati presupposto è cresciuto enormemente dal 2001 a oggi, attraverso interventi legislativi successivi. Le principali categorie:

Articolo D.Lgs. 231/2001 Famiglia di reati Fonte di introduzione
Art. 24 Reati contro la PA (truffa aggravata, indebita percezione) D.Lgs. 231/2001 (originario)
Art. 24-bis Reati informatici e trattamento illecito dati L. 48/2008
Art. 24-ter Criminalità organizzata L. 94/2009
Art. 25 Concussione, corruzione, abuso d'ufficio (riformato dalla L. 114/2024 e da decreti successivi) D.Lgs. 231/2001 (originario), modif. L. 190/2012, L. 3/2019, L. 114/2024
Art. 25-bis Falsità in monete, carte di credito D.L. 350/2001 conv. L. 409/2001
Art. 25-bis.1 Delitti contro l'industria e il commercio L. 99/2009
Art. 25-ter Reati societari (false comunicazioni, market abuse) D.Lgs. 61/2002
Art. 25-quater Terrorismo ed eversione L. 7/2003
Art. 25-quinquies Delitti contro la personalità individuale (caporalato art. 603-bis c.p.) L. 228/2003, L. 199/2016 (caporalato)
Art. 25-sexies Abusi di mercato L. 62/2005
Art. 25-septies Omicidio colposo e lesioni colpose gravi/gravissime per violazione norme sicurezza sul lavoro L. 123/2007 (e successivi)
Art. 25-octies Ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio D.Lgs. 231/2007, L. 186/2014
Art. 25-novies Delitti in materia di violazione del diritto d'autore L. 99/2009
Art. 25-decies Induzione a non rendere dichiarazioni o a renderle mendaci all'autorità giudiziaria L. 116/2009
Art. 25-undecies Ecoreati (titolo VI-bis c.p.) D.Lgs. 121/2011, L. 68/2015
Art. 25-duodecies Impiego di cittadini di Paesi terzi soggiornanti irregolarmente D.Lgs. 109/2012
Art. 25-quinquiesdecies Reati tributari D.L. 124/2019 conv. L. 157/2019
Art. 25-sexiesdecies Contrabbando D.Lgs. 75/2020
Artt. 25-septiesdecies, 25-octiesdecies, 25-noniesdecies Patrimonio culturale, riciclaggio beni culturali L. 22/2022

La progressione del catalogo riflette le scelte di politica criminale del legislatore e la sensibilità verso le nuove forme di criminalità d'impresa.

Il procedimento di accertamento

Il procedimento per l'accertamento della responsabilità dell'ente segue specifiche regole (artt. 34-82 D.Lgs. 231/2001):

La giurisprudenza di legittimità

Tra le pronunce più significative della Cassazione si segnalano:

Le linee guida di Confindustria e di settore

L'art. 6 c. 3 D.Lgs. 231/2001 prevede che i Modelli possano essere adottati sulla base di "codici di comportamento" elaborati dalle associazioni rappresentative degli enti. Le principali:

L'adesione formale alle linee guida non garantisce automaticamente l'esonero dell'ente, ma costituisce un indizio favorevole di idoneità del Modello.

I profili di coordinamento con altre discipline

Il D.Lgs. 231/2001 si interseca con numerose discipline:

I profili di attuazione pratica

Per gli enti che adottano un Modello 231, sono determinanti:

Per gli aspiranti operatori della PA e delle forze di polizia — Il D.Lgs. 231/2001 è materia ricorrente nei concorsi pubblici. Vanno padroneggiati: (i) fonte: D.Lgs. 8/6/2001 n. 231, in attuazione L. 300/2000 (Convenzione OCSE); (ii) natura: "tertium genus" (Cass. Sez. Un. 38343/2014); (iii) soggetti: enti con personalità giuridica, società, associazioni; esclusi: Stato, enti pubblici territoriali, enti pubblici non economici, enti di rilievo costituzionale; (iv) art. 5: 3 presupposti (reato presupposto + interesse/vantaggio + soggetti apicali/sottoposti); (v) art. 6: esimente per apicali (Modello idoneo + OdV autonomo + elusione fraudolenta + non omessa vigilanza); onere prova all'ente; (vi) art. 7: esimente per sottoposti (modello idoneo + onere prova all'accusa); (vii) colpa di organizzazione; (viii) Modello 231 (MOG): art. 6 c. 2 (5 requisiti); (ix) OdV: autonomia, indipendenza, professionalità, continuità; monocratico o collegiale; (x) art. 9: 4 tipi di sanzioni (pecuniaria, interdittive, confisca, pubblicazione); (xi) art. 10: 100-1.000 quote da €258-€1.549; min €10.329, max ~€1,5 mln; (xii) art. 13: interdittive 3 mesi-2 anni; (xiii) art. 16: interdizione definitiva; (xiv) art. 17: riparazione; (xv) reati presupposto: corruzione (24, 25), informatici (24-bis), sicurezza lavoro (25-septies), caporalato (25-quinquies), ecoreati (25-undecies), tributari (25-quinquiesdecies), ecc.

Sintesi per concorsi pubblici

Domanda tipo: "Il candidato illustri la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti introdotta dal D.Lgs. 231/2001, con particolare riferimento al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo e alle sanzioni applicabili".

Risposta strutturata: (i) fonti: L. 300/2000 (Convenzione OCSE); D.Lgs. 8/6/2001 n. 231; (ii) natura: "tertium genus" (Cass. Sez. Un. 38343/2014, caso ThyssenKrupp); accertamento davanti al giudice penale; (iii) soggetti destinatari (art. 1): enti con personalità giuridica, società e associazioni; esclusi: Stato, enti pubblici territoriali e non economici; (iv) art. 5: tre presupposti: reato presupposto + interesse/vantaggio + soggetti apicali o sottoposti; esclusione per interesse esorbitante; (v) art. 6: per apicali, esimente quadruplice (Modello idoneo adottato ex ante + OdV con autonomi poteri + elusione fraudolenta + non omessa vigilanza), onere prova all'ente; (vi) art. 7: per sottoposti, responsabilità per inosservanza obblighi direzione/vigilanza; esimente del Modello con onere prova all'accusa; (vii) "colpa di organizzazione": deficit organizzativo che consente la commissione del reato; (viii) Modello 231: 5 requisiti ex art. 6 c. 2 (mappatura rischi, protocolli, gestione risorse, flussi informativi OdV, sistema disciplinare); (ix) OdV: autonomia, indipendenza, professionalità, onorabilità, continuità; monocratico o collegiale; (x) sanzioni art. 9: pecuniaria (per quote 100-1.000, €258-1.549, min €10.329, max ~€1,5 mln), interdittive (5 tipologie, 3 mesi-2 anni; definitive se ente strumentale), confisca, pubblicazione; (xi) riparazione art. 17; (xii) reati presupposto: lista in continua espansione (artt. 24-25-vicies-quater): corruzione, reati informatici, sicurezza lavoro, ecoreati, caporalato, reati tributari, riciclaggio, ecc.; novità 2025-2026: art. 25-undevicies (delitti contro gli animali — L. 82/2025, vigore 1/7/2025); art. 25-octies.2 (violazione misure restrittive UE — D.Lgs. 211/2025, vigore 24/1/2026; sanzione fino a 40 mln € o % fatturato); modifiche art. 25-undecies (ecoreati — D.Lgs. 81/2026, vigore 2/6/2026); (xiii) coordinamento: D.Lgs. 81/2008 art. 30, L. 190/2012, D.Lgs. 24/2023, D.Lgs. 36/2023, GDPR, L. 90/2024; (xiv) Linee Guida Confindustria e standard ISO 37001/19600.

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