I delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica Amministrazione sono disciplinati dal Libro Secondo, Titolo II, Capo I del Codice Penale (artt. 314-360 c.p.). Si tratta di reati propri, commessi da soggetti qualificati — pubblici ufficiali (PU) o incaricati di pubblico servizio (IPS) — nell'esercizio o per ragione delle loro funzioni. La materia è stata profondamente rivista da due interventi legislativi: la L. 6 novembre 2012, n. 190 ("Legge Severino", in vigore dal 28 novembre 2012) e la L. 9 gennaio 2019, n. 3 ("Spazzacorrotti", in vigore dal 31 gennaio 2019). Queste norme tutelano il buon andamento e l'imparzialità della PA (art. 97 Cost.), valori essenziali per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Il peculato (art. 314 c.p.)

Art. 314: peculato

"Il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da 4 anni a 10 anni e 6 mesi" (massimo elevato dalla L. 27 maggio 2015, n. 69; in precedenza era 4-10 anni). Pena ridotta (da 6 mesi a 3 anni) per il peculato d'uso (c. 2): appropriazione momentanea con restituzione immediata.

Elementi costitutivi:

La concussione (art. 317 c.p.)

"Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da 6 a 12 anni." Caratteristiche:

La L. 190/2012 ha ristretto la concussione alla sola ipotesi della costrizione: l'induzione, che in precedenza costituiva un'ipotesi di concussione, è oggi punita autonomamente dall'art. 319-quater.

L'induzione indebita (art. 319-quater c.p.)

Introdotto dalla L. 190/2012, l'art. 319-quater punisce il PU/IPS che, abusando della qualità o dei poteri, induce taluno a dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità:

La corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.)

"Il pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da 3 a 8 anni." Caratteristiche:

La corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.)

"Il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da 6 a 10 anni." È la corruzione propria, con cornice edittale più severa rispetto all'art. 318 in ragione della maggiore lesività.

Le aggravanti: art. 319-bis

L'art. 319-bis prevede aggravanti specifiche per la corruzione propria, quando il fatto:

La corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.)

IpotesiPena
Fatti degli artt. 318 e 319 commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativoReclusione 6-12 anni
Se deriva ingiusta condanna a reclusione non superiore a 5 anniReclusione 6-14 anni
Se deriva ingiusta condanna a reclusione superiore a 5 anni o all'ergastoloReclusione 8-20 anni

La corruzione di incaricato di pubblico servizio (art. 320 c.p.)

Le disposizioni dell'art. 319 si applicano anche all'incaricato di pubblico servizio; quelle dell'art. 318 si applicano all'IPS solo se rivestono la qualità di pubblico impiegato. La pena per l'IPS è di norma inferiore a quella prevista per il PU.

Le pene per il corruttore (art. 321 c.p.)

"Le pene stabilite nel comma 1 dell'art. 318, nell'art. 319, nell'art. 319-bis, nell'art. 319-ter e nell'art. 320 in relazione alle suddette ipotesi degli artt. 318 e 319 si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro o altra utilità." Quindi:

L'istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.)

"Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti ad un PU/IPS, in relazione all'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita dall'art. 318, ridotta di un terzo." Stesso schema per l'art. 319 (corruzione propria).

L'estensione ai funzionari UE e Stati esteri (art. 322-bis)

L'art. 322-bis estende la disciplina dei reati corruttivi a:

Il traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.)

Introdotto dalla L. 190/2012 e profondamente modificato dalla L. 9 agosto 2024, n. 114 (in vigore dal 25 agosto 2024), l'art. 346-bis punisce chi, fuori dei casi di concorso nei reati di corruzione, utilizzando intenzionalmente relazioni esistenti con un PU/IPS, indebitamente fa dare o promettere a sé o ad altri denaro o utilità economica, per remunerare il PU/IPS in relazione all'esercizio delle sue funzioni o per realizzare un'altra mediazione illecita. Reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni e 6 mesi (minimo elevato dalla L. 114/2024 a 1 anno e 6 mesi; in precedenza era 1 anno). Sono previste aggravanti se l'autore riveste qualifica di PU/IPS o se i fatti sono commessi in relazione a esercizio di attività giudiziarie.

Importante: la riforma estiva 2024 — abrogazione dell'abuso d'ufficio e nuovo art. 314-bis c.p.

Due interventi legislativi quasi contestuali hanno modificato in profondità i reati contro la PA nell'estate 2024:

L'interdizione perpetua (art. 317-bis c.p.)

Pene accessorie estese dalla L. 3/2019

La L. 9 gennaio 2019, n. 3 ha modificato l'art. 317-bis c.p. estendendo l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'incapacità in perpetuo di contrattare con la PA (originariamente prevista solo per artt. 314, 317, 319 e 319-ter) alle condanne per:

La L. 190/2012 "Severino": prevenzione e repressione

La Legge Severino ha introdotto un quadro organico di prevenzione e repressione della corruzione:

La L. 3/2019 "Spazzacorrotti"

La Legge Spazzacorrotti ha ulteriormente inasprito la disciplina:

La responsabilità delle persone giuridiche (D.Lgs. 231/2001)

Per i reati contro la PA commessi da soggetti in posizione apicale o subordinata, l'ente può rispondere a titolo amministrativo ex D.Lgs. 231/2001:

I casi pratici e la giurisprudenza

Esempi di applicazione della disciplina:

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